Sintesi

Il progetto “Creep” (“Trust me, it’s only for me“. Criminalizing “Revenge Porn“?) si propone di approfondire il tema della divulgazione non consensuale di immagini intime o sessualmente esplicite in vista di una sua eventuale criminalizzazione in forma specifica. Il fenomeno, noto a livello mediatico con il neologismo “Revenge porn”, presenta numerose implicazioni a livello giuridico ed impone, dato il suo forte impatto sulla società, una profonda riflessione sul “se” e sul “come” disciplinarlo.

In particolare, similmente a quanto accade per altre aree del c.d. Cybercrime, anche il “Revenge porn” evidenzia le difficoltà degli ordinamenti giuridici a confrontarsi con le problematiche sollevate dalla costante evoluzione delle moderne tecnologie dell’informazione. Per fronteggiare tale complessità, il progetto adotta un approccio altamente interdisciplinare: l’elaborazione di una adeguata ed efficace risposta legislativa alla pornografia non consensuale, infatti, non può che passare attraverso una comprensione del fenomeno nei suoi diversi aspetti, coinvolgendo più aree scientifiche e disciplinari (il diritto e i suoi possibili rimedi, l’informatica, la psicologia, le scienze sociali).

Per questo, il progetto “Creep” tiene insieme ricercatori dell’Università di Bolzano e studiosi stranieri (delle Università di Cambridge, Innsbruck e Adelaide), ma anche autorevoli attori del territorio locale come la Polizia Postale del Trentino-Alto Adige, il Centro antiviolenza per donne in situazione di abuso di Trento, l’Associazione Gea per la solidarietà femminile contro la violenza e l’Euregio Platform on Human Dignity and Human Rights.

Nello specifico, gli obiettivi principali della ricerca sono:

  • studiare il fenomeno del “Revenge porn” e comprenderne meglio la sua polimorfica complessità;
  • conoscere il grado di diffusione del fenomeno in Trentino Alto-Adige, in collaborazione con la Polizia Postale e l’Astat;
  • investigare le motivazioni dell’autore di “Revenge porn” e l’impatto sulle vittime, specie a livello psicologico;
  • individuare le categorie a rischio e formulare strategie di prevenzione;
  • indagare come le tecnologie esistenti possono essere impiegate per:
    • mitigare l’impatto della condotta sulle vittime;
    • supportare le persone coinvolte nel denunciare i fatti e fermare (o limitare) gli abusi;
    • aiutare chi svolge le indagini ad individuare il colpevole;
  • esaminare il quadro normativo esistente e prendere in considerazione le diverse opzioni a livello politico-criminale;
  • riepilogare quali strumenti e quali rimedi sono offerti dal diritto civile, specie sul piano della cancellazione delle immagini dalla “rete”;
  • studiare quali sono state le soluzioni giuridiche adottate da altri ordinamenti (Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Spagna, Germania, Austria);
  • elaborare nuove e più ampie forme di contrasto e/o prevenzione della pornografia non consensuale.

I risultati della ricerca aspirano ad avere riflessi anche sul piano pratico. I membri del progetto hanno già avviato un dialogo con il legislatore per contribuire all’iterlegislativo di criminalizzazione del “Revenge porn” e si propongono di attuare un’articolata opera di sensibilizzazione sul territorio.